www.faresolidale.it
ti trovi in : Home Page > News

Tutto (s)corre?




Dilatare il tempo e imparare a moltiplicarlo, assaporarlo e non rincorrerlo.
Scegliere di “vivere slow” vuol dire trovare più tempo pe sè e per gli altri...



“Come va?” “Abbastanza bene,... ma sono veramente stanchissimo!”.
È una frase che ricorre sempre più spesso in una normale conversazione tra amici e colleghi, anche tra persone che – obiettivamente - non svolgono attività fisicamente faticose. Da dove viene dunque tutta questa “stanchezza”?
In generale potremmo rispondere “da una vita sotto stress”, in cui sempre più spesso anche il tempo extra-lavorativo diventa un susseguirsi di “doveridisvago” (impegni, scadenze,  appuntamenti...) ma anche da una vita che (grazie ai mirabolanti progressi della tecnologia) ci vede sempre raggiungibili - always on - anche quando camminiamo, mangiamo, viaggiamo o dormiamo.
A fronte di tutto questo affanno (reale o percepito?), viene spontaneo chiedersi se la mancanza di tempo sia ancora uno status symbol in quanto sinonimo di “vita intensa e ricca di impegni” o non sia invece una sorta di “moderna condanna”, caratteristica sempre più evidente di una realtà che sembra ormai svolgersi in un tempo unidimensionale, in un eterno presente sempre più dimentico del passato e sempre meno fiducioso nel futuro.
A supporto di una possibile risposta a questo interrogativo potremmo dire che negli Stati Uniti la parola d’ordine sta diventando downshifting, ovvero rallentare, scalare la marcia, rinunciare volontariamente (anche a una parte di reddito) in cambio di tempo per stare con se stessi, i figli, il partner, gli amici. Ma di fatto il confronto con gli States è superfluo... basta infatti fare un salto nel nostro passato per scoprire che l’otium (in contrapposizione al mondo frenetico del negotium) era per i Romani un periodo estremamente prezioso, da dedicare alla cultura e alla  riflessione: senza quell’otium non avremmo avuto Cicerone, Seneca, Plinio, Agostino e Cassiodoro.
Ma andiamo oltre l'otium latino... e arriviamo a quello cristiano (come scelta di vita contemplativa), al petrarchesco rifiuto del mondo e dei suoi affanni, alle riflessioni di Montaigne e La Rochefoucauld, agli scritti dei socialisti che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento denunciarono le insidie della civiltà delle macchine.
Se dunque sono stati molti gli estimatori dell'otium creativo che si sono succeduti nei secoli, altrettanti sono quelli che se ne stanno facendo promotori in questi anni in netta controtendenza con l'ideologia moderna che – privilegiando l'homo faber - ha determinato, anche nella vita privata, il prevalere “morale” del produrre e dell'avere sull'essere, sulla cultura e sulla ricchezza interiore.
Ma non era certo questa la promessa della modernità... Tecnologie e rivoluzione elettronica avrebbero dovuto infatti consentirci di avere sempre più tempo a disposizione, un tempo liberato - si diceva - un tempo per noi stessi, per la cura del corpo e dell’anima.
Sembra invece che l’accelerazione tecnologica e le modalità di organizzazione del lavoro siano sconfinate nel tempo libero, determinando vite sempre più frenetiche e meno sicure, in cui la condizione per eccellenza sono la fretta e la  fatica, e non la riflessione che viene da quell'indugio che il cosiddetto ozio regala.
Per questo oggi più che mai questo “tempo liberato” proprio grazie alla scelta di  rallentare, o meglio ancora, di vivere il quotidiano “con lentezza”, torna ad essere un vero lusso. Un lusso che occorre imparare a  concedersi per andare oltre la superficie delle cose, imparando ad assaporare fino in fondo ciò che ci piace e a scoprire la realtà in tutti  i suoi chiaroscuri. Per questo sono sempre di più le iniziative volte a promuovere stili di vita  “attenti” - pensiamo all'ormai pluridecennale percorso di Slowfood, al network delle Città slow, allo Slow Food on Film, alla fiera Go slow, alla giornata della lentezza, o al fiorire di momenti dedicati alla degustazione... - riunite da un comune denominatore: rallentare.
A che serve in fondo la moviola se non a vedere meglio i particolari?
Rallentando il tempo si dilata... mentre correndo si consuma: imparare di nuovo a “perdere tempo” vuol dire in fondo regalarlo con gioia a se stessi, agli amici o a chi ci è caro. Scegliere di vivere “slowly” - mettendosi in ascolto di sè e degli altri e  preservandosi dall'asservimento a disumani criteri di redditività – è soprattutto riconquistare il tempo delle giuste relazioni con gli uomini.


L'impegno di Faresolidale: informare e aiutare a informare. Il tuo...
Su questo tema Faresolidale ospita 3 Associazioni e 7 progetti.

Immagini: www.istockphoto.com




Conosci i progetti delle associazioni presenti in Faresolidale
Chi Siamo | Contattaci | News