Buon lavoro?
Il volontariato: una realtà dai mille volti
Vacanza sinonimo di riposo? Non più, o meglio, non per tutti.
A mari incontaminati, montagne incantevoli e città d’arte, infatti, sempre più spesso si preferisce un’esperienza diversa: sono infatti circa 3 milioni i giovani tra i 15 e i 35 anni che, al posto delle tradizionali vacanze, scelgono di dedicare tempo ed energie a un’attività di volontariato. Le possibilità sono molteplici: c’è chi sceglie di accompagnare in vacanza un gruppo di bambini o di disabili, chi preferisce trascorrere un po’ di tempo a favore dell’ambiente, raccogliendo rifiuti o piantumando alberi, chi si dedica al restauro di chiese, statue o palazzi o ancora chi sceglie un campo extra-continentale, all’interno di un progetto di cooperazione internazionale.
Ma che cosa spinge le persone a vivere un’esperienza, più o meno lunga, di volontariato? Le motivazioni, naturalmente, sono differenti e del tutto personali, ma in generale si può affermare che l’assenza di una, seppur minima, remunerazione economica viene compensata da qualcosa di pari valore. Innanzitutto occore riflettere sulla componente emozionale: il volontario può infatti esprimere la propria generosità e percepire il piacere di aver fatto qualcosa di bello e di utile per la collettività. Accanto a ciò, esiste anche un beneficio di tipo sociale: fare volontariato, infatti, salvo casi eccezionali, non significa essere un eroe solitario; significa, invece, essere parte di un gruppo, poter farsi forte del sostegno delle persone con cui si collabora, confrontandosi con le istituzioni e accrescendo la propria consapevolezza del funzionamento della società. Non va dimenticato, infine, anche l’aspetto formativo dell’attività di volontariato, poiché permette di acquisire e maturare, nell’ambito specifico, competenze e capacità di alto valore, fondamentali soprattutto per i giovani.
Il campi di lavoro estivi, però, sono solo una piccola parte del grande universo del volontariato, una sorta di grande galassia dove è possibile trovare realtà e componenti diverse, ma complementari. Si tratta infatti di un'attività libera e gratuita che può essere svolta individualmente, in modo più o meno episodico, o all'interno di una organizzazione strutturata. In Italia, per tradizione e cultura, il volontariato ha radici lontane e, nel tempo, si è evoluto e strutturato: inizialmente legato alla Chiesa Cattolica e ai partiti politici, negli anni Settanta si è arricchito di strutture organizzative indipendenti, riconosciute giuridicamente solo negli anni ’90 attraverso la Legge n. 266/1991. Tale Legge regola infatti il volontariato organizzato e, unica in Europa, istituisce delle strutture - presenti in ogni regione - per il suo sviluppo e la sua crescita (i Centri di Servizi per il Volontariato, CSV) che forniscono gratuitamente servizi nel campo della promozione, della consulenza, della formazione e della comunicazione.
Volontariato riservato ai giovani, quindi? Non solo.
È infatti sempre più in crescita, anche in Italia, il volontariato aziendale: originaria dei Paesi anglosassoni, è una forma di collaborazione tra profit e non profit in cui, ai dipendenti dell’impresa, viene offerto di dedicare alcune ore o giornate lavorative a servizio di un’associazione. Le esperienze sono molto significative per chi partecipa, non solo sotto il profilo personale ed emozionale, ma anche dal punto di vista professionale, perché contribuiscono a migliorare il clima di squadra, ad arricchire le proprie competenze e, non da ultimo, a maturare comportamenti responsabili. Le modalità di gestione di questo tipo di iniziative sono molteplici: l’impresa può semplicemente scegliere di sostenere le forme di volontariato che i dipendenti già praticano oppure può sviluppare e gestire, insieme a un’organizzazione non profit, uno specifico progetto studiato per valorizzare le competenze e le caratteristiche di entrambe. Da un lato, quindi, l’impresa mette a disposizione il proprio know how, proponendo il volontariato manageriale accanto a quello degli impiegati e operai. Dall’altro, fondamentale è il ruolo dell’associazione, che deve supportare e aiutare i nuovi volontari ad affrontare realtà radicalmente diverse da quelle a cui sono abituati.
E se, per mancanza di tempo, nemmeno questa possibilità è praticabile, c’è anche chi ha inventato una nuova modalità di volontariato, il microvolontariato: per donare anche solo 2 minuti del proprio tempo con azioni semplici, veloci ma utili, come inoltrare via mail una richiesta fondi, pubblicizzare una campagna utilizzando un sms, tradurre una pagina web…
Niente scuse, quindi: c’è posto davvero per tutti. Che questa estate sia il momento giusto per iniziare?
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